logo

Sabato 21 Ottobre 2017

benvenuti!


Home departures, parliamone
departures, parliamone, di fabrizia paloscia PDF Stampa E-mail

Departures, parliamone

Ho utilizzato un termine con cui da questa estate (2009) c’è più familiarità, Departures è un film giapponese di Yojiro Takita che aiuta a calmarci su questo tema introdotto in tutti i soggetti dei film e del teatro, nella letteratura e in quant’altro.

Ma noi non ci calmiamo…non riusciamo ad essere naturali.

Ho dichiarato che ogni morte è politica, perché va utilizzata su quanto possiamo comprendere la vita individuale ma anche quella collettiva in un momento come quello della scomparsa.

Se è l’ambiente esterno che determina le nostre attività neuroniche, se siamo una reazione continua a questo, abbiamo chili di libri che ci insegnano a passare finalmente al  pensiero quantistico, alla nuova biologia ad esempio.
Allora bisogna prendersi le proprie responsabilità. Prima con noi stessi e, immediatamente dopo, con gli altri, i limitrofi a noi. E di limitrofi, se non vogliamo essere ottusi, ce ne abbiamo tanti. Penso come limitrofo anche chi mi struscia involontariamente il cappotto sull’autobus.
Si potrebbe parlare con tutti, ma…..si preferisce tacere, oppure parlare se si tratta di lamentarsi, di irritarsi, di colpevolizzare, di autoironizzarsi, di dire cose inutili, scontate,superflue.

Ogni morte è della polis di appartenenza, lo ripeto. Può determinare una ricapitolazione dell’essenza della vita, una riflessione sui comportamenti, un’autocritica degli atteggiamenti, un bilancio sulle capacità di gestione del malessere nostro ed altrui, un’apertura all’onirico, un'emersione dell’erotico, una rivelazione di quanto appariamo e non siamo, un invito a stare nella vita senza correre, un impegno a confrontarci di più, una spinta a goderci la vita, a posizionare nella scala delle priorità una lista rivisitata rispetto ai nostri affetti, cioè ad acchiappare il tempo per le corna e dire che quello per gli amici e per gli affetti ci dovrà
essere sempre, non dovrà essere rimandato, un’occasione per comprendere quanto abbiamo qui ed ora.

La morte sta alla nostra sinistra ed è la grande fautrice della nostra consapevolezza nella vita.
Se,,,,,, questo vogliamo ricordarci!
Altrimenti vivremo convinti che poi faremo, poi miglioreremo, poi parleremo, poi aggiusteremo, poi diremo,  poi chiariremo, poi coccoleremo, poi educheremo, poi ci scuseremo, poi ringrazieremo, poi organizzeremo, poi approfondiremo, poi cureremo, poi puliremo, poi svuoteremo, poi butteremo, poi poteremo, poi sperimenteremo, poi ci ameremo, poi ameremo, poi ci metteremo d’accordo, poi fisseremo l’appuntamento,
poi inviteremo a cena-apranzo-aduncaffè, poi ci feliciteremo e congratuleremo con chi ha un momento di gioia, poi ci faremo sentire con chi ha un momento di dolore. 
Poiiiiiiiiiiiiiiiii e poiiiiiiiiiiiiiii
ci avvitiamo e confondiamo in un mare di cose e sentimenti che non facendole o tirandoli fuori non si possono caricare del potere energetico dell’averle fatte. Cioè quando facciamo stiamo decidendo, cioè stiamo discernendo, e questo di per sé crea potere personale.
Quando rimandiamo, la stessa energia di cui potremmo disporre positivamente cambia valenza e ci ingolfa, ci soffoca, ci ossessiona, ci fa ammalare, ci butta in depressione, ci fa grattare, venire i tic, mangiare compulsivamente, non concentrare su nulla, disperdere le cose in giro, impiegare molto più tempo per ottenere risultati, stare con gli altri e non ascoltare e non partecipare di nulla, scorrere nelle righe e trovarsi in fondo alla pagina di uno scritto senza che nulla sia stato letto.   

Ho vissuto due gravi perdite nel 2009, una molto violenta e traumatica, l’altra immaginabile.
Il mio uomo si è tolto la vita, mio padre si è spento per due tumori ad 89anni.
Per il primo non sono riuscita ad essere come i bambini indiani raccontati da una mia amica,
che sulle rive del Ghange le sono andati intorno ed alla sua richiesta: che fate qui?
Le hanno risposto ridendo ed eccitati: c’è la festa per bagnare il corpo di nostro padre nel fiume!
Ma sono riuscita a trasformare questa prova dolorosa senza aiuto di psicofarmaci o quant’altro,
ho aperto il laboratorio più grande della mia vita,
ho letto una quantità incredibile di libri di differenti teorie spirituali, psicoanalitiche ecc.
ho scritto tappe karmiche e segni,
ho panificato dopo una settimana,
sono uscita di casa dopo due mesi.

Per il secondo, sono riuscita a vedere che la sua anima stava lasciando una carcassa non più
adatta a lui, soggetto forte e costruttivo volava già verso una smagliante ferrari.
Poi al saluto, sul tratto che conduceva alla tomba, mentre avevo accanto mia figlia e mia nipote, dopo aver spennato le rose, di cuscini e corone, e buttati su di lui i petali,
nella giornata di sole che precedeva di poco il mio compleanno,
sulla bara si sono intrecciate due grosse libellule che hanno piroettato molte volte
e poi si sono accoppiate non staccandosi più.
Ho sentito tanta leggerezza, mio padre leggero, soddisfatto, tranquillo ed ho stretto e commentato con le mie limitrofe questo dato importante. 
Ma la cosa più importante che ho messo in campo è una politica della riconoscenza. 
Per me è un aspetto essenziale della vita, la rende calda.
Ho ringraziato pubblicamente tutti quelli che si erano prodigati per i miei 2 amati.

    last_emi5555 

ilsalvagentear555   ilsalvagente1_55

                                                

                                                      graziebbb555

 questo manifesto è di colore blu, per questo motivo non gli è stato  
  concesso di andare negli spazi normali,  una circolare del 
  vescovo di brindisi invita ad attenersi rigidamente alla disposizioni date che   indicano solo il nero come colore utilizzabile. 

 

 

 

Osservazione socio-antropologica della reazione
a departures nella mia esperienza (in progress),
cioè come i limitrofi hanno reagito:

pochi-poche: correndo a cercarmi per stringermi e piangere insieme, alcuni urlare.
I più piccoli: abbracciandomi, chiedendo tacitamente di farli piangere per potersi sfogare.
                    Ed io, con il racconto calmo di cosa si pensa, ci sono riuscita.
Gli amici della mia terra:
gli uomini con una telefonata velocissima, dichiarando il disagio, il sentirsi inappropriati, abbracciandomi.
Le donne: telefonate o sms più lunghi, chiedendomi come stessi.
Alcuni ex colleghi: nessun sms o email, telefonata, telegramma; facendo finta di non vedermi pur vedendomi, di non averlo saputo pur sapendolo.
Altri ex colleghi ed amici: telefonando, chiedendo, cercando di capire, offrendo una loro tesi.
Altri: non diffondendo la notizia, tenendola per sé.
Altri: chiamando persone vicine a me, cioè intermediando la relazione.
Altri: facendo da intermediari senza neanche raccontarmi cosa dicessero gli altri e chi fossero.
Altri: un sms dopo molti mesi.
Altri: una telefonata incazzata contro il gesto, dopo molti mesi.
Altri: demotivando a chiamarmi a chi chiedesse se fosse il caso.
Altri alla mia dichiarazione, ho vissuto una cosa bruttissima:  
abbracciandomi istintivamente, toccandomi sulle spalle, facendomi il primo dono che avessero sottomano.
Altri: chiedendomi come fai ad essere qui? Altri: non voglio saperla!
Altri: ricordandosi le date e presidiandole con i gesti, con le cose da fare insieme.
Altri:  continua

gattino5 Cosa avrei voluto io, cosa ho apprezzato:    
 amore, affetto, gesti in qualsiasi forma e quantità.   

 foto ass.amici del gatto, forse anno 1979

 

cieloterra5  Poi la partecipazione al mio più grande laboratorio,
  sentire tesi e ragionamenti sulla morte e sulla vita,

 

Mi rendo disponibile a tenere aperto il mio laboratorio con altri,  
                                        vostra olomanager, 15maggio2010

                                         e qualcosa sta già accadendo, a presto sul prossimo articolo 

 

TAPPE DEL LIBRO


le foto del sito sono tutte scatti dal cell. di fabrizia paloscia, altrimenti è citata la fonte