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Sabato 16 Dicembre 2017

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Perché olomanager di fabrizia paloscia PDF Stampa E-mail
Perché olomanager?
Quando mi sono concentrata per definire quello che desideravo avviare in questa seconda parte della mia vita, i molti pezzi di me sono tornati insieme a dirmi che si sentivano aventi diritto di cittadinanza nella mia impresa. Mi sento molte cose insieme e nel come stanno insieme che sento la mia specificità.
Siamo tutti unici ed irripetibili, questo è il bello.
Da qui capisco che tutti i percorsi camminati, i corredi accumulati, gli sforzi compiuti, gli insegnamenti tesaurizzati, la gente incontrata, sta dentro di me, insieme ai libri, ai maestri di strada, di lettura e di pratiche ravvicinate. Ogni volta è questo insieme che viene giocato.
Amici sono stati i lunghi tratti di treno, di bus, e di tutti i mezzi che mi hanno lasciato la libertà di leggere i migliori approfondimenti delle materie sviluppate per cesellarne meglio le filigrane.
Tesori sono stati i miei maestri acchiappati al volo della sincronicità che me li proponeva.
Nulla è un caso, tutto è interrelato, tutto è l’esito di una precisa co-incidenza che ci indica e chiede qualcosa.
Sono riconoscente a molti ma principalmente a Carlos Castaneda, che ho letto integralmente una sola volta e mi è bastato per capire come acchiappare la vita. E’ lui il mio maestro. Sono legata ad una frase (di cui non si capisce l’attribuzione) che ha cambiato la mia vita dal punto di vista dell’immediata percezione, la frase è qui ed ora. E sulla percezione mi ha aiutato a precisarne alcuni aspetti Aldous Huxley, precursore dei romanzi distopici. Mi hanno dato vivida comprensione ed illuminazione anche frasi di Gesù Esseno raccontate da J&F. Tanti altri autori e maestri di ogni tipo vivono nelle mie anse, perciò un grazie va ai libri, un bene comune prezioso che abbiamo, da salvaguardare sempre, ma che sprechiamo se non proviamo ad applicare ciò che ci donano per stare bene e far stare meglio.
Siamo ciò che pensiamo, essendo diventati ciò che abbiamo pensato  (Buddha)
Sono una olomanager perché la somma di tutte le mie componenti è data da un risultato che ho voluto curando le molte parti e questo ha dato combinazioni che aggiungevano sempre senso alla mia vita e mai ne detraevano.
Ho cercato sempre di arrivare alla verità profonda, la mia, la mia piccola gnosi, che passava dall’essere onesta con me stessa riconoscendo le mie parti, solo così avrei ed ho potuto costruire la mia forza di esserlo con gli altri e di cercare di capire gli altri attraverso l’ascolto attento.
La mia linea di condotta e la mia politica personale è l’impegno permanente a tenere tesa questa ricerca. Il resto viene da sé. Questo mi ha reso capace di coerenza nel mio percorso di vita e professionale.
Ho potuto osservare di essere sempre la stessa sia che mi venga assegnato potere da un ruolo sia che non ne abbia alcuno. Ciò che è certo finora, è che ho il mio, tutto autocostruito. Che è la coerenza tra il pensare-dire-fare, lo sforzo alla chiarezza, la sincerità, la mia voglia di creare situazioni che risolvano qualsiasi pezzo di vita comune ancora mal organizzato, inefficace, ed oneroso dispersore di risorse collettive naturali, economiche, finanziarie, o magari ancora peggio, umane.
Abbiamo un mondo da rifare, quanto possiamo divertirci a far star bene noi e tutti!
Nei ruoli che ho rivestito ho cercato di dare risposte, di darle sempre, anche se negative ma di darle, così come di darle velocemente.
Di più mi sono sforzata di darle positive, spingendo alla creazione di percorsi tutti da com-porre, cioè da porre con altri, dove ad ogni mattone posto divertendosi, si festeggia.
Perché penso che costruire, che è il gioco dell’essere adulti, e festeggiare con gli altri, che é la celebrazione della bellezza della vita, ciò di cui abbiamo bisogno.
Olomanager perché non ritengo possibile affrontare qualsiasi lettura, analisi o prassi senza tenere presente la complessità dei fattori che la compongono, una complessità da cui non possono sfuggire, come finora è successo, i molti aspetti culturali, intangibili, relazionali, sensoriali, percettivi, sincronici.
Quindi mi sforzo di avere una visione olistica dell’esistenza.

Quando mi sono concentrata per definire quello che desideravo avviare in questa seconda parte della mia vita, i molti pezzi di me sono tornati insieme a dirmi che si sentivano aventi diritto di cittadinanza nella mia impresa.     
Mi sento molte cose insieme e nel come stanno insieme che sento la mia specificità. Siamo tutti unici ed irripetibili, questo è il bello. selcgros selciato_mpltDa qui capisco che tutti i percorsi camminati, i corredi accumulati, gli sforzi compiuti, gli insegnamenti tesaurizzati, la gente incontrata, stanno dentro di me, insieme ai libri, ai maestri di strada, di lettura e di pratiche ravvicinate. Ogni volta è questo insieme che è messo in gioco. 


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Amici sono stati i lunghi tratti di treno, di bus, buseffect
e di tutti i mezzi che mi hanno lasciato la libertà di leggere i migliori approfondimenti delle materie sviluppate per cesellarne meglio le filigrane. 
I mezzi in movimento, se non guidati, donano uno stato di particolare quiete.  
Tesori sono stati i miei maestri acchiappati al volo della sincronicità che me li proponeva. Nulla è un caso, tutto è interrelato, tutto è l’esito di una precisa co-incidenza che ci indica e chiede qualcosa. 

Sono riconoscente a molti ma principalmente a Carlos Castaneda,
Castaneda che ho letto integralmente una sola volta e mi è bastato per capire come acchiappare la mia vita. E’ lui il mio maestro. Sono legata ad una frase (di cui non si capisce l’attribuzione) che ha cambiato la mia vita dal punto di vista dell’immediata percezione, la frase è qui ed ora. E sulla percezione mi ha aiutato a precisarne alcuni aspetti Aldous Huxley, precursore dei romanzi distopici. Mi hanno dato vivida comprensione ed illuminazione anche frasi di Gesù Esseno raccontate da J&F ma anche lette.Tanti altri autori e maestri di ogni tipo vivono nelle mie anse, perciò un grazie va ai libri, un bene comune prezioso che abbiamo, da salvaguardare sempre, ma che sprechiamo se non proviamo ad applicare ciò che ci donano per stare bene e far stare meglio. 

Siamo ciò che pensiamo, essendo diventati ciò che abbiamo pensato  (Buddha)  

Sono una olomanager perché la somma di tutte le mie componenti è data da un risultato che ho voluto curando più parti, e questo ha dato combinazioni che aggiungevano sempre senso alla mia vita e mai ne detraevano. 
Ho cercato sempre di arrivare alla verità profonda, la mia, la mia piccola gnosi, che passava dall’essere onesta con me stessa riconoscendo le mie parti, solo così avrei ed ho potuto costruire la mia forza di esserlo con gli altri e di cercare di capire gli altri attraverso l’ascolto attento. La mia linea di condotta e la mia politica personale è l’impegno permanente a tenere tesa questa ricerca. Il resto viene da sé. Questo mi ha reso capace di coerenza nel mio percorso di vita e professionale. Ho potuto osservare di essere sempre la stessa sia che mi venga assegnato potere da un ruolo, sia che non ne abbia alcuno. Ciò che è certo finora, è che ho il mio, tutto autocostruito. Che è la coerenza tra il pensare-dire-fare, lo sforzo alla chiarezza, la sincerità, la mia voglia di creare situazioni che risolvano qualsiasi pezzo di vita comune ancora mal organizzato, inefficace, ed oneroso dispersore di risorse collettive naturali, economiche, finanziarie, o magari ancora peggio, umane. Abbiamo un mondo da rifare, quanto possiamo divertirci a far star bene noi e tutti! 
Nei ruoli che ho rivestito ho cercato di dare risposte, di darle sempre, anche se negative ma di darle, così come di darle velocemente. Di più mi sono sforzata di darle positive, spingendo alla creazione di percorsi tutti da com-porre, cioè da porre con altri, dove ad ogni mattone posto divertendosi, si festeggia. Perché penso che costruire, che è il gioco dell’essere adulti, e festeggiare con gli altri, che é la celebrazione della bellezza della vita, è ciò di cui abbiamo bisogno.

Olomanager perché non ritengo possibile affrontare qualsiasi lettura, analisi e consequenziale prassi senza tenere presente la complessità dei fattori che la compongono, una complessità da cui non possono sfuggire, come finora è successo, i molti aspetti culturali, intangibili, relazionali, sensoriali, percettivi, sincronici.

Quindi mi sforzo di avere una visione olistica dell’esistenza e nel mio fare.

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Novembre 2012 16:44
 

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